Le Isole Ionie Secondo Lawrence Durrell

Itinerary

Le Isole Ionie Secondo Lawrence Durrell

[Tedesco]

[Spagnolo]

Alberobello, Brindisi, Corfù, Lefkada, Itaca, Cefalonia, Zante.

Negli anni Settanta del Novecento, il poeta e scrittore inglese Lawrence Durrell scrisse The Greek Islands, libro alla base di questo itinerario. Mai tradotto integralmente in italiano, nonostante i premi vinti e il successo editoriale, non è quella che comunemente si definisce una guida turistica, ma, come scritto al tempo dai recensori del «The Times», si tratta di un volume prezioso, quasi come uno dei codici miniati presenti nel monastero di Patmos. Un libro di viaggio scritto da un viaggiatore che proprio sulle isole greche aveva vissuto e tratto ispirazione per alcuni dei suoi capolavori letterari, Gli amari limoni di Cipro e La grotta di Prospero. Entrambi questi testi sono alla base del libro The Greek Islands, in cui gli approfondimenti storici, artistici, mitologi e sociologici sul mondo greco antico e sulla realtà moderna, insieme ad una scrittura che non rinuncia mai alla chiarezza e all’ironia, concorrono a renderlo lo strumento ideale per permettere al viaggiatore contemporaneo di accedere ad una conoscenza privilegiata delle isole greche. Un libro pensato e scritto, come dichiara l’autore, per rispondere alle principali domane che potrebbero porsi i viaggiatori navigando da un’isola greca all’altra: che cosa dovrei sapere dell’isola su cui sono giunto? e che cosa non dovrei assolutamente perdere l’opportunità di vedere, una volta approdato?

Seguendo questo itinerario, il viaggiatore, guidato dalle parole di Lawrence Durell, dai suoi ricordi personali, dalle sue evocative descrizioni, dalla sua ironia affatto britannica, e dai suoi studi sulla cultura greca, potrà non solo soddisfare gli interrogativi che hanno guidato la stesura di questo libro, ma conoscere le Isole Ionie attraverso gli occhi e la sensibilità di uno dei grandi scrittori del Novecento, che di queste terre si innamorò al punto da eleggerle come propria casa per molti anni.

Come sa ogni viaggiatore, il viaggio inizia ben prima della partenza, e anche il nostro itinerario, accogliendo l’invio della nostra guida d’eccellenza, Lawrence Durrell, inizia con l’invito a cogliere i segnali che vengono dal percorso, dal tragitto, da quella strada che, passando per la Puglia, da sempre terra di passaggio verso l’Oriente, ci porterà su un traghetto alla volta delle Isole Ionie. Scrive Durrell:

Il viaggiatore, scivolando verso sud lungo il tallone d’Italia, come dentro una calza natalizia piena di piccole città del tesoro e di monumenti inaspettati, avverte che la frontiera si sta avvicinando ben prima dell’arrivo nella piccola città portuale di Brindisi. (L. Durrell, The Greek Islands.)

The traveller, slipping southward along the heel of Italy, as if down a Christmas stocking full of small treasure-towns and unexpected monuments, first feels the intimations of a frontier coming to meet him a good way before he reaches the little terminal town of Brindisi. (L. Durrell, The Greek Islands.)

Il sud Italia è agli occhi di Durrell, ancora negli anni Settanta, una zona selvaggia, puntellata da affascinanti villaggi immersi nel verde, come la Valle d’Itria, quella «strana e pittoresca terra dei trulli, come vengono chiamate queste costruzioni bizzarre e elaborate, che stanno su non si capisce bene come. (questi bizzarri ma elaborati mucchi di pietre attaccate non si sa come)». «a strange and picturesque land of trulli, as they call those funny yet quite elaborate conglomerations of clay pots stuck together anyhow […]».

Trulli di Alberobello, foto di Liguria Pics – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=63793995

Bisognerà dunque infilare tutta l’Italia, quella strana «calza natalizia», in treno o in auto non fa differenza, per raggiungere Brindisi. La cittadina pugliese, dove un tempo terminava la via Appia, segna la frontiera tra l’Italia e la Grecia. Non una frontiera tradizionale, non un confine terrestre, ma una frontiera fatta di acqua. È il mar Adriatico, che poi diventa Ionio, a separare la Puglia dalla Grecia. Al di là di quel tratto di mare, il viaggiatore non sa ancora bene cosa aspettarsi dalle isole greche che sono proprio là fuori ad attenderlo, da qualche parte, nascoste nell’oscurità della notte dell’imbarco sul traghetto che collega la Puglia a Corfù. Si chiede il viaggiatore e con lui lo scrittore:

Come saranno? Cos’è che dà a una frontiera la sua magia? Non il fatto che sia un confine territoriale o politico, perché questi sono artificiali, dettati dalla storia. Un improvviso cambio di paesaggio ne può essere in parte la causa, ma spesso il cambiamento da un paese all’altro non è accompagnato da alcun cambiamento di flora e fauna (dall’Italia alla Grecia, ad esempio, dalla Francia alla Spagna). Forse è la lingua che conferisce all’attraversamento di una frontiera quel decisivo sapore di viaggio. Qualunque sia la risposta, la magia è lì. Il cuore del viaggiatore batte a un nuovo ritmo, il suo orecchio raccoglie le tonalità di una nuova lingua; egli esaminerà con curiosità le nuove strane parole. Tutto sembrerà cambiato, compresa l’aria che respira. (L. Durrell, The Greek Islands.)

What is that gives a frontier its magic? Not the fact that it is a territorial or political boundary, for these are artificial, dictated by history. A sudden change of scenery may be sometimes partly responsible, but often the change from one country to another is not accompanied by any change of flora and fauna (Italy to Greece, for example, France to Spain). Perhaps it is language that gives to the crossing of a frontier its definitive flavour of voyage. Whatever the answer, the magic is there. The traveller’s heart will beat to a new rhythm, his ear pick up the tonalities of a new tongue; he will examine the strange new coinage with curiosity. Everything will seem changed, including the air he breathes. L. Durrell, The Greek Islands.)

Riflettendo sul passaggio dall’Italia alla Grecia, Durrell ci ricorda che stiamo lasciando la terra di Giulio Cesare per quella di Alessandro Magno, due figure che probabilmente sintetizzano le enormi differenze che separano questi due paesi che a Brindisi, almeno virtualmente, confinano. Dice Durrell:

Esiste una formidabile differenza tra Roma e Atene, tra un italiano e un greco; e chiunque abbia una qualsiasi conoscenza della cultura classica si stupisce di scoprire quanto sia viva ancora oggi. Da un lato l’Italia della raffinatezza e spesso della sofisticatezza, – curata e piegata dai suoi abitanti in dolcezza formale. E dall’altra parte la Grecia, un giardino selvaggio, dove tutto sembra andare in rovina – una caduta violenta, verticale che tuona giù dal cielo … non addomesticabile. Si pensi all’Italia romana per cui la natura è sempre stata moglie, nutrice e musa; mentre per la Grecia la natura era qualcosa di selvaggio, di terribile e infinito – padrona e dea senza pietà allo stesso tempo. Anche i loro eroi sono sempre stati diversi da tempo immemorabile. (L. Durrell, The Greek Islands.)

There is a formidable difference between Rome and Athens, between Italian and Greek; and those with any classical knowledge are astonished to find how constant it is even today. On one side the Italy of finesse and often of finickyness – cherished and tamed by its natives into a formal sweetness. And on the other side Greece, a wild garden with everything running to ruin – violent, vertical and sky-thrusting… undomesticated. One thinks of Roman Italy for whom Nature was always wife, nurse and muse; whereas for Greece she was something wilder, something terrible and unbroken – mistress and goddess without mercy all in one. And their heroes have been different from time immemorial. The traveller watches a tanker come in and make fast, while with half of his mind he wonders if in modern Greece he will come upon traces of Odysseus, the ancient hero. (It is nearly time to go.) (L. Durrell, The Greek Islands.)

Il viaggiatore, preso da questi pensieri, vede le navi che entrano ed escono dal porto di Brindisi dal quale sta per imbarcarsi «mentre con metà della sua mente si chiede già se nella Grecia moderna si imbatterà nelle tracce di Odisseo, l’antico eroe. (È quasi ora di partire)».

Durrell mette in guardia il viaggiatore sulle insidie dell’atteggiamento mentale di chi tende a sovrapporre l’immaginario mitico e mitologico classico ai paesi che si stanno per visitare, insidia particolarmente pericolosa quando si tratta del mondo greco. Invitiamo il viaggiatore che sta seguendo questo itinerario a non incorrere in questo ingenuo errore e facciamo nostro il monito di Durrell:

La passione per la mitologia e il folklore può diventare un handicap quando si visitano siti classici. Non è saggio passare troppo tempo a confrontare il presente con il passato, poiché inevitabilmente ci si troverà insoddisfatti del presente, troppo poco romantico. (L. Durrell, The Greek Islands.)

A fondness for mythology and folklore is perhaps a handicap when one visit classical sites. It is unwise to spend too much time contrasting the present with the past, since leads inevitably to dissatisfaction with the present for not being romantic enough. (L. Durrell, The Greek Islands.)

Lo scrittore, con le sue parole, ci accompagna anche sul traghetto pronto a salpare con il sopraggiungere della sera:

La traversata dura il tempo di una notte e al risveglio, all’alba, il viaggiatore sarà quasi giunto a destinazione. Durrell con le sue parole sembra seguire il tragitto della nave, miglio marino per miglio marino, e come in un cortometraggio possiamo vedere la terra greca apparire davanti ai nostri occhi, l’isola di Corfù è rannicchiata alla destra della nave, e le montagne albanesi sembrano dipinte dal sole che tenta faticosamente di sorgere alle loro spalle.

Corfù, vista dal mare (foto partner)

Il traghetto procede semplicemente dritto, apparentemente, andando a schiantarsi contro la catena di montagne dorate davanti alle isole. A poco a poco s’intravede il canale principale e il vecchio forte veneziano con i suoi bastioni sul mare.

Corfù, Vecchio Forte Veneziano-foto partner

È a questo punto che la nave gira bruscamente, e si dirige verso sud, lasciando l’Albania alla sua sinistra. Lo scenario è dominato dalla grande montagna a forma di cupola chiamata Pantokrator dalla cui cima, il viaggiatore che deciderà di salirci, potrà con lo sguardo spaziare sui due mari, Adriatico e Ionio, che bagnano Corfù e le isolette vicine.

Impossibile, secondo lo scrittore, non riconoscere nello spettacolo dell’alba che tinge dolcemente il mare e le isole della sua tenue luce, la descrizione omerica dell’arrivo di Eos, la dea dell’aurora dalle dita rosate, che precede sulla sua biga l’arrivo del giorno e di Apollo.

Guido Reni, Aurora, Casino Pallavicini, Roma –pubblico dominio-

Appena sbarcato sul molo, il viaggiatore non può fare a meno di ammirare la bellezza della cittadina. «È avvertito – chiarisce Durrell – non ne troverà di più carine in Grecia e col passare del tempo ciò diventerà sempre più evidente».

L’arrivo dei traghetti a Corfù provenienti da Brindisi avviene solitamente alle prime ore della mattina, quando già gli eleganti caffè del centro storico sono aperti e pronti a servire la prima colazione di questo nostro itinerario in compagnia del poeta che ci racconta:

Il centro storico è adagiato con grazia sulla larga spianata alberata, i cui portici sono di origine francese e avevano l’intento (lo fanno) di fare eco a Rue de Rivoli.

I migliori caffè sono qui come anche i camerieri più cordiali di tutta la cristianità. (L. Durrell, The Greek Islands.)

The old town is set down gracefully upon the wide tree-lined esplanade, whose arcades are of French provenance and were intended (they do) to echo the Rue de Rivoli.

The best cafés are here and the friendliest waiters in all Christendom. L. Durrell, The Greek Islands.)

Corfù, Liston (foto di Lao Loong – World66, CC BY-SA 1.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=22949302)

Il viaggiatore si trova adesso sul Liston, la lunga strada porticata costruita dai francesi ad immagine della Rue de Rivoli di Parigi sull’ampia e verdeggiante piazza della Spianada. In questa piazza, fino a qualche tempo fa si poteva assistere all’inaspettato spettacolo delle gare di cricket, uno degli sport più popolari e praticati a Corfù ancora oggi e introdotto sull’isola dagli inglesi. Spiega Durrell:

Non c’è posto al mondo in cui gli Inglesi siano più apprezzati e ammirati che sull’isola di Prospero.

Per quanto riguarda ciò che si sono lasciati alle spalle, il cricket si presenta come uno shock: la nobile distesa della Spianada, con i suoi alti e placidi alberi, è trasformata in un campo di cricket inglese […]. Sotto l’occhio incantato e sbalordito del visitatore si alza un tendone e due squadre vestite di bianco prendono possesso del terreno. […] Ciò che è singolare è l’apprezzamento profondo e convinto del gioco da parte di un pubblico composto essenzialmente da contadini greci che non hanno mai avuto la possibilità di giocarci. Presumibilmente sono venuti in città dai villaggi vicini per fare acquisti, e ora eccoli qui, apparentemente profondamente assorti in questo gioco straniero, mentre i loro muli infastiditi sono legati agli alberi della Spianada.

(L. Durrell, The Greek Islands.)

There is no place in the world where English are more enjoyed and admired than on the island of Prospero.

As for what they left behind, the cricket comes upon one as rather a shock – the noble sweep of the main Esplanade with its all tall calm trees is suddenly transformed into an English cricket field […].

Under the charmed and astonished eye of the visitor a marquee is run up and two teams dressed in white take possession of the ground. […]

What is singular is the deep and pensive appreciation of the game in an audience very largely consisting of Greek peasants who have never had the chance to play it. They have presumably come in to town to shop from some nearby village, and now here they are, apparently deeply engrossed in this foreign game while their fidgeting mules are tied to trees on Esplanade.

(L. Durrell, The Greek Islands.)

Lasciamo la Spinada per concederci una lunga passeggiata tra le strette vie del centro storico di Corfù che si aprono proprio alle spalle di questa elegante piazza cittadina. Ci guida alla loro scoperta lo scrittore:

Le alte, essenziali case veneziane con le loro evidenti modanature sono state lasciate non tinteggiate per secoli, così almeno sembra. Gli antichi strati di pittura e imbiancatura si sono macchiati e sfocati nel corso degli inverni che si sono succeduti, fino ad ottenere l’attuale risultato: un glorioso disegno slavato come dipinto su carta bagnata: tutto corre, si fonde e esplode. Invece più precise, anche se altrettanto particolari, sono le strade tra le case, ciascuna un profondo passaggio reso brillante dal bucato steso ad asciugare da ogni balcone – vivace come un festone. Questa grande profusione di colori si muove e ondeggia nella leggera brezza dell’alba in un modo che ricorda un’alga tropicale. La cupola rossa della chiesa di San Spiridione brilla in alto con il suo vecchio orologio; la chiesa che ospita la mummia del santo patrono dell’isola. È saggio per il viaggiatore previdente andare in pellegrinaggio in questo scuro tempio, la cui barbara decorazione orientale si distende tra le ombre come i luccichii di un opale di fuoco. Bacerà la sacra pantofola [del santo] o un’icona appropriata e accenderà un cero da collocare nell’alto candeliere mentre pronuncia una preghiera, il cui contenuto non confiderà a nessuno. In questo modo il suo viaggio procederà sotto i migliori auspici e tutta la Grecia bizantina, moderna e antica, lo attenderà a braccia aperte. (L. Durrell, The Greek Islands)

The tall, spare Venetian houses with their eloquent mouldings have been left unpainted for centuries, so it seems. Ancient coats of paint and whitewash have been blotched and blurred by successive winters, until now the overall result is a glorious wash-drawing thrown down upon a wet paper – everything running and fusing and exploding. But more precise, though just as eloquent, are the streets between the houses, each a deep gully made brilliant with washing hung out to dry from every balcony – bright as bunting. The great spread of colour moves and sways in the light dawn breeze in a way that reminds one of tropical seaweed. The red dome of the Church of St Spridion shines aloft with its scarred old clock face; the church which houses the mummy of the island’s patron saint. If he knows what is good for him, the traveller will make an indispensable pilgrimage to this dark fane, whose barbaric oriental decoration smoulders among the shadows like the glintings of a fire opal. He will kiss the sacred slipper or a suitable icon and light a candle to place in the tall sconce as he utters a prayer – the subject of which he will confide to nobody. In this way his journey will be under good auspices and the whole of Byzantine, modern and ancient Greece will be waiting with open arms. (L. Durrell, The Greek Islands)

Corfù, palazzi del centro storico (foto di lewishamdreamer is licensed under CC BY-NC 2.0 )

Corfù, centro storico (foto di kamshots is licensed under CC BY 2.0) 

Invitiamo dunque il viaggiatore a visitare la chiesa di San Spiridione, popolare meta di pellegrinaggio in tutto il mondo ortodosso. Il santo è così importante per i corfioti che arriva quasi a identificarsi con l’isola. Lawrence Durrell si dilunga, con la sua ironia, nel raccontarci la storia e le forme di devozione nei confronti di Spiridione che animano la vita di Corfù almeno quattro volte l’anno:

Corfù, centro storico, veduta della torre della chiesa di San Spiridione, (foto di Lao Loong CC BY-SA 1.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/1.0)

E che dire della storia del santo dell’isola? Il suo enorme prestigio e influenza ancora oggi sull’isola giustificano che se ne discuta qui. La reliquia – ed è una vera mummia, un simpatico vecchietto come Babbo Natale – giace in una bara argentea cesellata nella chiesa a lui intitolata, che fu costruita nel 1589. […] Chiunque abbia visto San Spiridione incedere per la città, difficilmente dimenticherà lo sfarzo e la magnificenza della strana e barocca processione – monaci e preti come un letto di fiori in movimento con i loro brillanti gonfaloni sollevati in alto. La piccola figura del santo giace di fianco sulla sua portantina, pallido e ritirato come se fosse in preghiera. Ci sono quattro di queste processioni all’anno; si svolgono la domenica delle Palme e il sabato di Pasqua, l’11 agosto e la prima domenica di novembre. Naturalmente la processione estiva beneficia della luce – quella di agosto è la più sontuosa e colorata.

[…] Per molto tempo Spiridione non aveva fatto molto se non prestare cure di routine per epilessia o dubbi religiosi. […] questo stesso vecchio santo una volta aveva disperso flotte, cavalcando il maestrale pomeridiano, e perfino respinto ripetutamente la peste […]. (L. Durrell, The Greek Islands)

What about the history of the island saint? His enormous prestige and influence in the island to this day would justify discussing him here. The relic – and he is a real mummy, a funny little old man like Father Christmas – lies in a chased silver casket in the church of his name which was built in 1589. […] Whoever has seen St Spiridion make a progress round the town is not likely to forget the pomp and magnificence of the strange and baroque procession – the monks and priests like a moving flower-bed with their brilliant gonfalons raised on high. The little figure of the saint lies sideways in his sedan chair, pale and withdrawn, as if in prayer. There are four such processions a year; they take place on Palm Sunday and Easter Saturday, on 11 August and on the first Sunday in November. Naturally the summer appearances benefit from the light – that of August being most sumptuous and colorful.

[…] For a long time Spiridion had not done very much except make routine cures for epilepsy or religious doubts. […] this same old saint had once dispersed fleets, riding upon the afternoon mistral to do so, and even repulsed the plague more than once […] (L. Durrell, The Greek Islands)

Quando il viaggiatore esce dalla chiesa di San Spiridione, il cui buio interno è illuminato solo dalle lampade votive e dalle flebili fiamme delle candele dei fedeli che riverberano sugli stucchi dorati del soffitto e dei sontuosi arredi liturgici, si sente di colpo avvolto della calda luce meridiana della città ed è in questo momento, secondo la nostra guida, che il viaggiatore potrà cogliere la maglia delle luce greca. Così scrive:

Uscendo dalla scura chiesa verso il mercato [il viaggiatore] sarà quasi accecato dalla luce, poiché il sole è alto; ed è ora che l’impatto di questo straordinario fenomeno inizierà a incuriosirlo. La domanda diventa assillante,‘che cosa rende diversa la Grecia dall’Italia e dalla Spagna?’ La risposta viene da sé. La luce! Si sente ovunque la parola ‘To Phos’ […].

Questa riveste gli oggetti materiali con una sorta di brillante pelle di luce bianca, collegando vicino e lontano e immergendo oggetti semplici in una sorta di celestiale bagliore. È il nudo bulbo oculare di Dio, per così dire, e acceca. […].

Ogni cipresso è l’unico esistente. Ogni barca, casa, asino, è il primo – il prototipo platonico di un’invenzione improvvisa;

(L. Durrell, The Greek Islands)

Coming out of the dark church in to the market he will be almost blinded by the light, for the sun is up; and it is now that impact of this extraordinary phenomenon will begin to intrigue him. The nagging question, ‘In what way does Greece differ from Italy and Spain?’ will answer itself. The light! One hears the word everywhere ‘To Phos’ […].

This confers a sort of brilliant skin of white light on material objects, linking near and far, and bathing simple objects in a sort of celestial glow-worm hue. It is the naked eyeball of God, so to speak, and it blinds one. […].

Each cypress is the only one in existence. Each boat, house, donkey, is prime – a Platonic prototype of a sudden invention;

(L. Durrell, The Greek Islands)

La nostra guida – Lawrence Durrell – mette in guardia il viaggiatore che già al tramonto del primo giorno passato a Corfù, potrebbe cadere nella tentazione di voler prolungare il proprio soggiorno, proprio come è capitato a molti altri viaggiatori. Non è raro, nelle taverne o nei bar, ascoltare le storie di gente che era arrivata sull’isola per passarvi appena un piacevole pomeriggio o solo qualche giornata, e inseguito, ha deciso di fermarcisi a vivere, una di queste persone e una di queste storie è proprio quella dello scrittore che ci sta guidando alla scoperta dell’isola di Ulisse, o secondo altri, l’isola del vecchio Prospero, il protagonista de La Tempesta di William Shakespeare.

Corfù, infatti, oltre ad essere stata da tempo identificata, a torto o a ragione, come l’isola omerica dei Feaci, è stata anche “riconosciuta” come il magico scenario del dramma shakespeariano. Racconta Durrell:

Un’altra, non meno speculativa, bizzarra corrente di pensiero suggerisce che Corfù sia il sito che (forse per semplice sentito dire) Shakespeare avesse scelto per ambientare la sua ultima opera teatrale, La tempesta. Viene voglia di piangere leggendo ciò. Come se non fosse abbastanza avere il cervello attraversato e confuso dai riferimenti alla più grande personalità della Grecia? Gli inglesi devono per forza ficcare il loro alchemico Prospero sull’isola? […].

Una delle cose magiche nella Tempesta è il modo in cui l’atmosfera dell’isola viene vissuta e trasmessa alle anime naufragate quando arrivano a riva. Il sonno – l’enorme incantesimo del sonno che la terra lancia su di loro. Diventano tutti sognatori e sonnambuli, in preda a visioni e amori del tutto fuori dai confini ordinari delle loro anguste vite milanesi. […]

Ti renderai conto che questo è esattamente ciò che accadde ai conquistatori che sono approdati qui: si sono addormenti. I francesi iniziarono a costruire la Rue de Rivoli, ma si addormentarono prima che fosse terminata. Gli Inglesi, che avevano un contratto di locazione di quasi cento anni sul posto, decisero che avevano bisogno di una sede del governo e costruirono la più elegante sede di tutte con pietra importata da Malta, […]. Ma si addormentarono e l’isola scivolò dalle loro deboli dita nella libertà che aveva sempre desiderato. Libertà di sognare. (L. Durrell, The Greek Islands)

William Hamilton, Prospero and Ariel, Berlino, Alte Nationalgalerie.

Another, not less speculative, line of mad reasoning has suggested that Corfu is the site which (perhaps by mere hearsay) Shakespeare chose for his last play The Tempest. You may groan as you read this. Is it not enough to have one’s brain criss-crossed and fuddled with the attributes of Greece’s great ace-personality? Must the British shove their alchemical Prospero into the island? […]

One of the magical things in The Tempest is the way the atmosphere of the island is experienced and conveyed by shipwrecked souls when they come ashore. The sleep – the enormous spell of sleep which the land casts upon them. They become dreamers, and somnambulists, a prey to visions and to loves quite outside the ordinary boundaries of their narrow Milanese lives. […]

You will realize that this is exactly what happened to the conquerors who landed here – they fell asleep. The French started to build the Rue de Rivoli but fell asleep before it was finished. The British, who had almost a hundred-year lease on the place, decided that it need a seat of Government and built a most elegant one with imported Malta stone, […]. But they fell asleep and the island slipped from their nerveless fingers into the freedom it had always desired. Freedom to dream. (L. Durrell, The Greek Islands)

Il bel palazzo voluto dagli Inglesi, come sede per il Governatore, a cui si riferisce Durrell è la Villa Mon Repos che si trova nelle vicinanze del porto vecchio. Circondata da un lussureggiante giardino, tra viottoli e sentieri alberati ci sono alcune antiche rovine di santuari dedicati alle divinità olimpiche, e al suo interno ospita un museo che espone i reperti provenienti dall’antica aerea di Paléopolis.

Spostandoci in via Vraila 1, nel centro di Kerkyra, raggiungiamo il Museo Archeologico di Corfù, rimasto chiuso per molti anni e, da poco, nuovamente aperto al pubblico. Qui è esposto il frontone di un tempio arcaico, probabilmente dedicato ad Artemide. Il reperto, di forte impatto, reca scolpita l’immagine terrificante di una Gorgone, quasi certamente Medusa.

Corfù, Museo archeologico, frontone di un tempio dorico, particolare della Medusa

(foto di Di Dr.K. – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=16832867)

Durrell ci racconta la storia di questo affascinante personaggio mitologico:

Lei, la madre delle Gorgoni, era ovviamente la guardiana del mondo greco ctonio, proprio come San Spiridione era il guardiano del mondo bizantino e moderno. La Medusa, di dimensioni maggiori della grandezza naturale, è qualcosa che mette completamente a tacere la mente e il cuore dell’osservatore che non può rimanere indifferente al mito rappresentato da quella scultura. Il sorriso folle, gli occhi sporgenti, il ricciolo sibilante di capelli simili a serpenti, la lingua spatolata che fuoriesce il più possibile – non c’è da meravigliarsi che trasformasse gli uomini in pietra se avessero osato guardarla! Ha una strana storia, che non è resa più facile da comprendere per il fatto che ne esistono diverse versioni. È in qualche modo doveroso, nel raccontare la sua storia fare il nome di Perseo, che l’ha uccisa commettendo un omicidio rituale, mozzandole la testa con una scimitarra donatagli da Hermes. Fu, infatti, un omicidio compiuto con la piena complicità degli dei olimpici; l’attrezzatura per un compito così pericoloso (uno sguardo e sarebbe stato marmorizzato) consisteva in un elmetto dell’invisibilità (per gentile concessione di Ade), sandali alati per la velocità (le figlie della Graiae) e un sacco per la testa mozzata […].

Ci sono altre cose buone nel piccolo museo ma niente che dia vibrazioni così forti; Medusa è davvero il secondo guardiano di Corfù, e la sua esistenza fornisce uno spaccato sulla natura dell’antico mondo greco che si continuerà a incontrare mentre si viaggia tra le isole. (L. Durrell, The Greek Islands)

For she, the mother of the Gorgons, was obviously the warden to the chthonic Greek world just as St Spiridion was the warden of the Byzantine world and the modern. The Medusa, more than life-size, is something which profoundly hushes the mind and heart of the observer who is not insensitive to myth embodied in sculpture. The insane grin, the bulging eyes, the hissing ringlets of snake-like hair, the spatulate tongue stuck out as far as it will go – no wonder she turned men to stone if they dared to gaze on her! She has a strange history, which is not made easier to understand by the fact that several versions of it exist. It is somehow appropriate that in her story we should come upon the name of Perseus, who performed a ritual murder on her, shearing off her head with a scimitar provided by Hermes. It was, in fact, a murder performed with full complicity of the Olympians; the equipment for such a dangerous task (one glance and he would have been marmorealized) consisted of a helmet of invisibility (courtesy of Hades), winged sandals for speed (the Graiae daughters) and a sack for the severed head […]

[…] There are other good things in the little museum but nothing which has such strong vibration; Medusa is indeed the second warden of Corfu, and her existence provides an insight into the nature of the ancient Greek world which one continues to encounter as one journeys among the islands. (L. Durrell, The Greek Islands)

Baldassare Peruzzi, Perseo e Medusa, Roma, Villa Farnesina

Lasciamo l’enigmatica Medusa a guardia della città di Corfù e proseguiamo il nostro itinerario nei villaggi circostanti che si trovano lungo le coste frastagliate dell’isola e sulle sue alture.

Spostandoci dalla costa orientale alla costa occidentale, a circa una trentina di chilometri dalla città di Corfù, merita assolutamente di essere visitata la località di Paleocastrizza dove, secono una delle tante leggende omeriche, Ulisse incontrò la bella Nausicaa.

Corfù, Paleokastrizza, foto di almekri01 is licensed under CC BY-NC-ND 2.0 

Sono diversi i luoghi a Corfù che si contendono la fama di essere stati il teatro di questo primo incontro, tra cui, l’altrettanto suggestiva, baia di Kanoni, sul versante orientale.

Guido Reni, Ulisse e Nausicaa nell’isola dei Feaci. (Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte)

Né la bella principessa, né Alcinoo riuscirono però a trattenere l’eroe sull’isola, nonostante le lusinghe e la proposta di nozze, e così Ulisse, con la veloce nave che gli fu data in dono, decise di partire per raggiungere la sua Itaca. Anche per il viggiatore, nonostante le bellezze di Corfù invitino a restare ancora, è giunto il momento di salpare e proseguire l’itinerario nelle altre Isole Ionie.

Seguendo il consiglio del nostro Cicerone, con un binocolo si potrà godere a pieno del paesaggio marino che si incontra navigando in direzione nord verso Lefkada. Lungo questa rotta ci si imbatte nei due piccoli isolotti di Paxi e Antipaxos.

Le acque che il viaggiatore sta solcando, sono acque ricche di storie, acque sulle quali forse si è già navigato in passato con la fantasia o sui libri di scuola. Scrive Durrell:

Anche ora, in piedi vicino al parapetto, puoi volgere gli occhi verso le lontane lagune in cui è stata combattuta la battaglia di Azio e vedere gli aironi che svolazzano, o la stella bianca di un pellicano in volo, o la figura disegnata da una famiglia di aquile reali che si muove in lenti giri sopra l’azzurro. Dall’altra parte ci sono due isole di poca importanza – Paxos e Antipaxos. […] L’unico altro avvenimento di storia interessante che riguarda questo luogo minuscolo è probabilmente frutto di invenzione, sebbene sia piacevole pensare che potrebbe essere vero. Si dice che Antonio e Cleopatra abbiano banchettato qui alla vigilia di Azio, dove molte delle loro speranze furono distrutte. (L. Durrell, The Greek Islands)

Even now, standing at the rail, you can turn your eyes on the far lagoons where the Battle of Actium was fought, and see herons flapping about, or the white star of a rising pelican, or the shape of a family of golden eagles moving in slow gyres on the blue. On the other side of you there are two islands of little note – Paxos and Antipaxos. […] The only other interesting piece of history concerning this tiny spot is probably fiction – though it is pleasant to think it might have been true. Antony e Cleopatra are said to have had a dinner party here on the eve of Actium – where so many of their hopes were destroyed. (L. Durrell, The Greek Islands)

G. B. Tiepolo, Banchetto di Antonio e Cleopatra, 1746-1747, Venezia, Palazzo Labia.

Questo tratto di mare Ionio non è solo legato al mito e alla storia, ma è anche un gioiello di biodiversità dove è possibile ammirare alcune rare specie marine come la tartaruga embricata e la foca monaca. Uno spettacolo, oggi, a causa dell’inquinamento, più raro, ma a cui il nostro scrittore ebbe la fortuna di assistere.

È in questo canale che ho visto, in più di un’occasione, l’enorme piastriforme tartaruga embricata che gironzola languidamente attorno alla scia della nave. Può raggiungere un metro di lunghezza, questo strano animale, ed è sorprendentemente agile nell’acqua. È solo una delle diverse creature marine che potresti avere la fortuna di intravedere mentre la barca si dirige verso il Canale di Lefkada. […]

Sarebbe opportuno menzionare anche un altro visitatore non raro tra le grotte e insenature di queste isole deserte; una volta era abbastanza normale, ma ora è diventato sempre più raro. La piccola foca monaca – un mammifero brunastro (monachus monachus) la cui pelliccia non è particolarmente fine, ma che ha, o ha avuto, un’esistenza deliziosamente priva di costrizioni, presumibilmente perché ha sempre trovato insenature segrete in cui riprodursi e in cui pescare. (L. Durrell, The Greek Islands)

Foca monaca nelle acque delle Isole Ionie

It is in this channel that I have seen, on more than one occasion, the huge plate-like form of the hawksbill turtle spinning languidly about in the wake of the vessel. It can reach a metre in length, this strange animal, and is astonishingly agile in the water. It is only one variety of sea-creatures which you may be lucky enough to glimpse as the boat furrows its path on down towards the Lefkas Channel […]

One should recall another not infrequent visitor to these caves and quarries among the deserted islands; it was once quite a usual sight, but has now become increasingly rarer. The little monk seal – a brownish mammal (monachus monachus) whose fur is not particularly fine but which has, or had, a delightfully unconstrained manner, presumably because it always found secret coves to breed in and to fish from […]. (L. Durrell, The Greek Islands)

Facciamo finalmente tappa nella «piccola triste isola di Lefkada (o Santa Maura)» come l’apostofa Durrell. L’isola, che in realtà è collegata alla terraferma da una strada rialzata, in passato era una vera e propria penisola. Oggi è famosa per le sue spiagge incontaminate e per essere una delle mete preferite da camminatori ed escursionisti. Lo scrittore avverte: «the visitor who really wants to explore it must be preapred for long and stony trugdes and longish, bumpy drives».

Oltre che per le sue bellezze naturali Lefkada è celebre, nell’immaginario classico e romantico, per le bianche scogliere, immortalate da pittori e cantate da molti poeti, da dove la poetessa Saffo decise di gettarsi in mare per porre fine al suo tormentato amore con Faone.

Rupe di Leucade (foto di almekri01 is licensed under CC BY-NC-ND 2.0) 

Gustave Moreau, Sapho à Leucade, collezione privata

Con la sua ironia anglossassone Durrell ripercorre a beneficio del viaggiatore la storia dell’infelice poetessa, così scrive:

Qualunque siano i limiti di Lefkada, ha una caratteristica che attira l’attenzione del mondo: le Bianche Scogliere da cui la poetessa Saffo fece il suo sfortunato salto nell’eternità. È stato un incidente o un suicidio? […] Confuse leggende suggeriscono che gli antichi credevano che da qui si potesse saltare direttamente negli Inferi – o almeno raggiungere il Fiume dei Morti, l’Acheronte. Altre tradizioni narrano che, facendo quel tuffo, si sarebbero potute curare le ferite di un amore non corrisposto e che questo Saffo aveva in mente. […]

Per quanto riguarda Saffo, sembra che qualcosa sia andato storto. Perché ai tempi di Cicerone e Strabone ci si tuffava spesso e in maniera abbastanza sicura. I sacerdoti di Apollo lo eseguivano regolarmente senza ferirsi, e venivano organizzate delle barche per recuperare i tuffatori. A volte pennacchi e ali erano attaccati alle spalle di coloro che sceglievano di tuffarsi. Il salto stesso si chiamava Katapontismos e ci si chiede se non avesse qualche antica funzione propiziatoria. (L. Durrell, The Greek Islands)

Whatever the limitations of Lefkas, it has one feature which commands the attention of the world – the White Cliffs from which the poetess Sappho made her ill-fated leap into eternity. Was it an accident or intent? […] Confused legends suggest that the ancients believed that one could leap straight down into Underworld from here – or at least link up with the River of the Dead, the Acheron. Other traditions say that one could cure oneself of the pangs of disprized love by making the leap, and that this is what Sappho had in mind. […]

As far as Sappho is concerned, it seems that something went wrong. For in the time of Cicero and Strabo the jump was often, and quite safely, accomplished. The priests of Apollo performed it regularly without hurting themselves, and boats were organized to recuperate jumpers. Sometimes plumes and wings were attached to the shoulders of those who chose to leap. The jump itself was called Katapontismos, and one wonders if it did not have some ancient propitiatory function. (L. Durrell, The Greek Islands)

Ignoto, dipinto pompeiano, Saffo.

Il viaggiatore, se dotato di un’adeguata preparazione sportiva e di una certa resistenza fisica, potrà avventurarsi per il sentiero che si inerpica sino al faro di Capo Lefkas, dove sorgeva il tempio di Apollo e dove si trovano le bianche scogliere di Saffo. Sebbene paragonate a quelle di Dover possano essere sicuramente meno caratteristiche, ci ricorda lo scrittore inglese, nessuno, altrettanto famoso, ha mai pensato di tuffarsi giù nel Canale della Manica.

Il nostro itinerario prosegue, come suggerito da Durrell, in direzione di Itaca e Cefalonia. Da Nydri, località che un tempo era un caratteristico villaggio di pescatori – oggi più simile a un bazar a uso e consumo dei turisti – partono escursioni in barca che, prima di raggiungere le isole maggiori, fanno tappa negli isolotti meno conosciuti dell’arcipelago e che costellano il tragitto marittimo.

Itaca, Vathy.

Giunti ad Itaca il viaggiatore potrà scoprire la più omerica di tutte le Isole Ionie, seguendo le parole di Durrel che scrive:

Itaca, che riverbera nella leggenda omerica, è un posticino deliziosamente spoglio e ossuto, con colline bitorzolute, coperte di lecci, che digradano dolcemente sino al mare, nelle acque profonde che sono ricche di pesci. […] L’ingresso nel porto di Vathy preparerà l’atmosfera per una prima visita – è davvero straordinariamente bello. La nuda insenatura di pietra gira e rigira – è come viaggiare lungo i canali interni dell’orecchio di un gigante. Si è presi da un senso di vertigine. […]

Il porto di Vathy è ovviamente il vecchio Phorkys, dove i Feaci lasciarono Ulisse al suo ritorno a casa […]. (L. Durrell, The Greek Islands)

Ithaca, which reverberates with the Homeric legend, is a delightfully bare and bony little place, with knobbly hills, covered in holm-oak, which come smoothly down into the sea, into deep water which is rich in fish. […] The entry into Vathy harbour will set the atmosphere for a first visit – it is most remarkable as well as beautiful. The bare stone sinus curves round and round – it is like travelling down the canals of the inner ear of a giant. One is sized with a sense of vertigo. […]

The harbour of Vathy is obviously the old Phorkys, where the Phaeacians deposited Odysseus on his return home […] (L. Durrell, The Greek Islands)

A chi vuole immergersi nella dimensione mitologica dell’isola, Durrell consiglia alcune escursioni ‘omeriche’: la prima alla ricerca della vera o presunta fonte Aretusa, successivamente, nella bella grotta delle Ninfe, poco distante dalla spiaggia di Dexa, dove si dice che Ulisse abbia nascosto i tesori ricevuti in dono dai Feaci e in fine sul monte Aetos. Su questa cima il celebre archeologo Schliemann, colui che con in mano l’Iliade, riuscì a ritrovare Troia, si persuase di essere riuscito a trovare anche i resti della reggia di Ulisse.

Lo scrittore avvisa:

I siti omerici non sono tutti soddisfacenti al cento per cento dal punto di vista dell’identificazione; ma, senza essere troppo indulgenti o troppo creduloni, si può credere con certezza nella fonte di Aretusa […]. Si può anche combinare un po’ di pirateria fatta in casa con la devozione e frugare nella grotta delle Ninfe, nella speranza di trovare ciò che è rimasto del tesoro che Ulisse ha sepolto lì su ordine di Atena. (L. Durrell, The Greek Islands)

The Homeric sites are not all a hundred-per-cent satisfactory from the point of view of identification; but, without being too indulgent or too gullible, one can certainly believe in the fountain of Arethusa […]. One can also combine a bit of home-made piracy with piety and scrabble about in the grotto of Nymphs, in the hope of finding something left over from the treasure Odysseus buried there under the direction of Athena. (L. Durrell, The Greek Islands)

Quella che oggi a Itaca è conosciuta come la fonte Aretusa è una sorgente naturale, a circa dieci chilometri da Vathy, dove, secondo la leggenda Eumeo, il porcaro di Ulisse, portando i maiali ad abbeverarsi, incontrò l’eroe poco dopo essere finalmente sbarcato sull’isola. Ma ciò che, a detta di Durrell, rimane la questione più «fastidiosa» da dirimere è l’identificazione del luogo dove sarebbe sorta la città e il palazzo di Ulisse. Sulle diverse ipotesi si dividono gli archeologici o presunti tali.

Nei pressi del piccolo villaggio di Stavròs, sulla collinetta di Pelikata, nella parte settentrionale dell’isola, tra colline coperte di ulivi e coltivate a viti, si trova un piccolo museo archeologico e i resti di un palazzo dalle mura ciclopiche. Oggi, sulla base di recenti scavi archeologici, è stato identificato come la possibile reggia di Ulisse; quella stessa reggia che invece l’archeologo Heinrich Schliemann aveva precedentemente collocato nei pressi di Alalkomenés, vicino il monte Aetós.

Poco più a nord di Stavrós, a circa mezz’ora di cammino si trovano le rovine di una torre del VI secolo a.C., chiamata la scuola di Omero.

Ironizza Durrell:

Meno si dice meglio è del sito che il folklore popolare locale descrive come l’antica scuola in cui Omero ha imparato il suo alfabeto … almeno la vista è abbastanza piacevole. Questa volta sono i folcloristi del villaggio a essere noiosi. Eppure, è così esasperante tutta questa faccenda che un giorno non ci si stupirebbe di scoprire che l’ostinata tradizione del villaggio abbia un pizzico di verità. (L. Durrell, The Greek Islands)

The less said the better about the site which popular local folklore describes as being the ancient schoolhouse where Homer learned his alphabet…though the view is pleasant enough. This time it is the village folklorists who are being tedious. And yet, so vexing is this whole business that one would not be surprised one day to find out that the obstinate village tradition has a glimpse of truth in it. (L. Durrell, The Greek Islands)

Lasciamo agli studiosi i loro interrogativi sui siti omerici, e godiamoci il panorama che si gode sulle dolci colline di Itaca.

Dopo un’ultima passeggiata nel bel villaggio di Vathy, purtroppo fortemente danneggiato dal terremoto del 1953, il viaggiatore può prepararsi per raggiungere la prossima tappa dell’itinerario: Cefalonia.

Tra le molte bellissime spiagge dell’isola, segnaliamo quella di Myrtos, una lunghissima e banchissima distesa di sabbia che si trova a una decina di km dall’istmo centrale di Cefalonia. Una sola strada panoramica che parte dal centro di Divarata conduce in questo angolo di paradiso.

Cefalonia, Myrtos, foto partner

Purtroppo oggi poco rimane dei centri storici delle sue cittadine o dei palazzi in stile veneziano che un tempo caratterizzavano l’isola. Sono stati distrutti dal terremoto del 1953. È a causa di questa calamità, che affligge periodicamente le isole greche, che secondo Lawrence Durrell, Cefalonia sembra priva del suo cuore pulsante, di un “centro di gravità”.

Ciò nonostante, seguendo i suggerimenti dello scrittore inviatiamo il viaggiatore a recarsi ad Assos, un pittoresco villaggio sulla costa nord-est dell’isola, situato in una posizione unica a ridosso di una collina di cipressi e di un promontorio ancora dominato da un forte veneziano cinquecentesco.

L’altro luogo che merita di essere visto è la Grotta di Melissani. Dimenticato per secoli, secondo la mitologia, qui, la Ninfa Melissani si suicidò per l’amore non corrisposto con il Dio Pan. Oltre al mito, questa grotta carsica è particolarmente suggestiva, perché al suo interno ospita una laguna dai colori scintillanti.

Il viaggiatore a Cefalonia potrà inoltre concedersi numerose escursioni lungo le lussureggianti catene montuose dell’entroterra, punteggiate dai vigneti dai quali nascono i pregiati vini per cui l’isola è famosa.

Dopo aver degustato un calice di Robola, una delle eccellenze enologiche della zona, non ci resta che raggiungere l’ultima tappa del nostro itinerario: Zacinto. L’isola, cantata da Ugo Foscolo e Dionysios Solomos, e bagnata da quel mare da cui nacque, secondo una delle tante versioni del mito, la dea della bellezza e dell’amore Venere.

Sandro Botticelli, La Nascita di Venere, Firenze, Galleria degli Uffizi, (1483-1485).

Zacinto offre al viaggiatore un paesaggio straordinario caratterizzato da bianche scogliere a picco su acque cristalline.

Conosciamo meglio l’isola lasciandoci guidare da Lawrence Durrell:

Soggetto al vento e al tempo metereologico, il viaggiatore arriva a Zante (Zacinto), la più giovane sorella di Corfù. Zante, in passato, godeva di una considerazione ancora maggiore di quella di Corfù, per le sue bellezze naturali e per gli splendori della sua architettura veneziana, che, nonostante le frequenti scosse di terremoto, erano riuscite a mantenere quella omogeneità di stile che ha reso la capitale una delle più splendide piccole città del Mediterraneo. Solo nella stessa Italia si può trovare questo tipo di stile barocco, frutto della mente seicentesca e settecentesca. Poi, nel 1953, arrivò il definitivo terremoto che inghiottì l’intero passato veneziano e lasciò la città in frantumi a lottare e nuovamente in ginocchio. Questo è ciò che è accaduto, per così dire; ma la città è come una bella donna il cui viso è stato spruzzato di vetriolo. Qua e là, un arco, un pennacchio, resti di un portico in frantumi, è tutto ciò che resta della sua rinomata bellezza. La città moderna è … beh, una città moderna. (L. Durrell, The Greek Islands)

Subject to wind and weather, the traveller comes at Zante (Zacynthos), the younger sister of Corfu. Zante, in the past, enjoyed a reputation for even greater natural beauties than Corfu and for the splendours of her Venetian architecture which, despite the frequent earthquake tremors, manage to keep a homogeneousness of style that made the capital one of the most splendid of the smaller towns in the Mediterranean. Only in Italy itself could one find this sort of baroque style, fruit of the seventeenth-and eighteenth-century mind. Then, in 1953, came the definitive earthquake which engulfed the whole of the Venetian past and left the shattered town to struggle to its knees once more. This it has done, in a manner of speaking; but it is like a beautiful woman whose face has been splashed with vitriol. Here and there, an arch, a pendent, a shattered remains of arcade, is all that is left of her renowned beauty. The modern town is… well, a modern town.

(L. Durrell, The Greek Islands)

Zante – pubblico dominio.

Zante- Naviglio- foto partner-

La città di Zacinto, sebbene abbia perso il suo volto antico, di cui rimangono appena frammenti e i resti della fortezza veneziana, fu ricostruita quasi integralmente secondo un elegante gusto vagamente neoclassicheggiante che le conferisce un’atmosfera decisamente romantica.

Il patrono dell’isola è San Dionisio, di cui si venerano alcune reliquie nella cattedrale della capitale. La chiesa originaria è andata distrutta durante uno dei frequenti terremoti che hanno colpito Zante. Il nuovo edificio, costruito nella metà nel Novecento a ridosso del molo da cui partono i traghetti, all’esterno ha perso tutto il fascino antico, ma all’interno conserva ancora pregevoli opere d’arte e numerose icone sacre.

Lawrence Durrell ci racconta di come il Santo, nella devozione popolare, sembri aver ingaggiato una divina competizione, a “suon di miracoli” con il patrono di Corfù, Spiridione.

Scrive:

Il santo patrono di Zante è San Dionisio: tutto ciò che Spiridione può fare per Corfù, lui può farlo meglio per Zante. Bisognerebbe visitarlo e accendere una candela con rispetto – non si scherza con il tempo primaverile nello Ionio. […] Ha la fama di sollevare da altre preoccupazioni i pescatori dell’isola, e ogni anno, nel giorno della sua festa, viene omaggiato con un paio di scarpe nuove. (L. Durrell, The Greek Islands)

The patron saint of Zante is St Dionysios – anything Spiridion can do for Corfu, he can do better for Zante. He should be visited and candle-primed with respect – one should not play about with the spring weather in the Ionian. […]. By reputation he occupies himself to the exclusion of other preoccupations with fishermen of the island, and every year he is presented with a pair of new shoes on his feast days. (L. Durrell, The Greek Islands)

Dopo esserci congedati anche da questo Santo, non rimane che salutare il viaggiatore che è giunto a Zante seguendo l’itinerario concepito e scritto da Lawrence Durrell, uno scrittore dalle cui parole emerge chiarmente quanto conoscesse profondamente e intimamente queste isole, sua patria elettiva per molti anni. Vorremmo dunque concludere con l’augurio, che facciamo anche nostro, espresso dallo scrittore, immaginando il viaggiatore con in mano un libro, forse proprio il suo libro sulle Isole Ionie, anni dopo essere tornato a casa:

«Anni dopo, tra le pagine di un libro, il viaggiatore troverà un granello di sabbia proveniente da questo luogo, e forse un fiore secco o una foglia che gli ricordino ciò che non ha mai dimenticato».

«Years later, in the pages of a book, the traveller will find a grain sand from this spot, and perhaps a pressed flower or leaf to remind him of somentihng he has never forgotten».